Pisciando Contro Vento

amici, passioni, ragazze, poco amore, noi.

Thursday, April 27, 2006

CIRQUE DU SOLEIL

Semplicemente SPETTACOLARE (nel vero senso della parola!)

se potete andate a vedere Alegria, io l'ho visto ieri... cose da rimanere a bocca aperta...

www.cirquedusoleil.com

Fino al 21 Giugno

il 4 (Estonia report #17)

Sono a Roma.

Tim (Estonia report #16)

Non posso resistere ulteriormente. Devo parlare di Tim. É appena arrivato, attraversa la stanza con il suo andamento a papera (culo a pizzo e pancia sporgente), i capelli lunghi ondeggiano a lato del suo volto tipicamente estone. Si siede alla postazione di fronte alla mia. Poggia sul tavolo il suo succo di frutta giornaliero da un litro e comincia a berlo.

Tim é il ragazzo che lavora alla postazione di fronte a me. Mi é stato presentato come il "big fish" di Velvet.
Ha un look da surfista-skater-snowboarder-etc-etc. e non piu´ di trent´anni.
Ogni santo giorno, verso le 12, esce cinque minuti per tornare con un sacchetto di plastica che contiene il pranzo. Quando Tim mangia, i miei polmoni pregano. Dal sacchetto, tira fuori una scatola di plastica trasparente dal contenuto sconosciuto. Alla sua apertura, un olezzo di zuppa, cipolla e calzino si diffonde per la stanza togliendomi il respiro, annebbiandomi la vista e paralizzandomi sulla sedia. Ok sto esagerando con la descrizione ma per rendere l´idea é necessario. Non capisco come faccia ma mangia la stessa cosa tutti i giorni.
Tim fa "si" con la testa quando ascolta musica. Vedo la sua calotta cranica ondeggiare al di la´ dello schermo come la gobba di un cammello in corsa. Qualche giorno fa ho trovato su iTunes la cartella "tim´s music". Per curiosita´ ho cliccato su una canzone ed é partito un pezzo di musica trance-house-spaccacervello-boh-non-lo-so.

Per onesta´ di cronaca e per stima, devo dire che Tim é sempre stato disponibile con me, ha sempre risolto i miei problemi con efficienza e freddezza da professionista.

Wednesday, April 26, 2006

Eccoci...

eccomi tornato a postare in quel di pscndcntrvnt (è il codice fiscale di questo blog!).

Innanzitutto buona primavera a tutti.

Oggi ho ripreso le lezioni a scuola...che urto...mi ero già abituato a ritmi più "miei", non necessariamente più blandi...e ho scoperto che odio stare sempre nello stesso posto con le stesse persone. Mi sembra di esserci già tornato da un mese...
Oggi ho doppiato due scene da "La piccola bottega degli orrori" ma sono stato, secondo l'insegnante, abbastanza scarso (anche se non ha detto proprio così...e vorrei pure vede'!)

Come è andata ieri la cena - per chi c'era - fuoriporta?

Stasera vado a vedere il Cirque du Soleil...amazing!!!


Ho apportato delle modifiche "stilistiche" al mio blog (se vi interessa) anche perchè ieri ci ho smanettato un po' su e ho scoperto un po' meglio il mondo di blogspot...davvero easy...sono anche riuscito (finalmente, Ema) ad aggiungere i link! Sto diventando davvero un piccolo Gates...


Che fate di bello?


Potremmo organizzare qualcosa di ganzo nei prossimi giorni, ovviamente prima che torni a Roma quel mollicone di Andrea...scherzo.



ps: x chi non lo sapesse, il 5 maggio c'è la festa di laurea di Chiara.

pps: sorry x il post quasi nonsense e caotico, ma oggi - complici anche il tempo grigio un mio generale malessere fisico - è stata una giornata...ANCHE NOOO00°°...speriamo nel circo stasera!

Bella pe' voi!

Saturday, April 22, 2006

Idee che tutti copieranno nel futuro

21 most influential
Questo si chiama design

Tuesday, April 18, 2006

Benvenuti nel 2010

Come evolvera´ la tecnologia e il suo rapporto con l´uomo nei prossimi anni?
Alcuni concept di progetti che, probabilmente, diventeranno realta´.

Monday, April 17, 2006

Cose Estoni (Estonia report #15)

Mi spiace moltissimo per non essere riuscito a trovare il tempo di scrivere un pò. Ho cominciato a lavorare e stare quasi sette ore davanti allo schermo di un pc mi fa passare ogni voglia di rovinarmi ulteriormente la vista.
Fatta questa premessa mi limiterò a raccontarvi semplicemente alcune piccole cose che nessuno mai vi dirà della vita in Estonia (wow).
Tanto per cominciare sto bevendo un succo alla ciliegia. Sa veramente di ciliegia e non è affatto male.
Rimanendo in tema di bevande, qui ne vendono una che ho ribattezzato la "Porsass Limonaad". "Limonaad" non vuol dire limonata. La parola indica una bibita che equivale più alla soda, alla sprite o alla spuma (ma quest'ultima è una raffinata bevanda gassata che solo i cultori del genere e gli abitanti della remota sicilia conoscono).
"Porsass" invece vuol dire "porco". Il testimonial televisivo è un maialino rosa (un cartone animato) di nome "Limpa" dal muso cilindrico e oblungo. L'ho ribattezzato con il termine "porco" non solo perchè è una delle poche parole estoni che conosco (già mi immagino le vostre battute sui motivi di ciò) ma anche perchè nello spot è vestito di un completo bianco da colono latino-americano, si trova nello spazio siderale a bordo di un'astronave e, in compagnia di due avvenenti fanciulle, succhia limonaad dalla cannuccia. Non ho la minima idea di quello che dica il porco ma, il sonoro rutto con cui si conclude lo spot, soddisfa pienamente ogni mio desiderio di comprensione e giustifica il mio battesimo.

Facendo zapping tra i canali satellitari è facile raggiungere TV1000. Trasmette in continuazione grandi film del cinema internazionale in lingua originale. L'altra sera, per darvi un'idea, era in onda Mediterraneo. Non so se per mancanza di risorse o per abbondanza di intelligenza, in Estonia (così come anche in Finlandia) i film stranieri non li doppiano mai, si limitano a sottotitolarli.
Di questo canale ne esistono due versioni, la prima è, come ho già detto, sottotitolata in estone; la seconda versione, invece, è sottototitolata in estone ed è doppiata in russo. Per darvi un'idea di cosa sia il doppiaggio dovete immaginarvi quattro russi (generalmente due uomini e due donne) che si danno appuntamento un pomeriggio nel loro consueto luogo di ritrovo (il baretto sottocasa per esempio). Uno di loro inserisce il vhs nel registratore e regola il volume della lingua originale fino a ridurlo ad un ininterrotto squittìo di sottofondo. Armati di registratore vocale su cassetta si guardano dritti dritti negli occhi, prendono il tempo e cominciano a parlare, a turno, sopra le voci di tutti gli attori che possono comparire in un film. Da non perdere.

A proposito di russi... proprio ieri siamo tornati a casa a bordo di un taxi guidato da uno di loro. Il buongusto sovietico è sempre lì in agguato: è stato con meraviglia che ho apprezzato il rivestimento zebrato dei sedili anteriori e posteriori.

Al momento mi trovo un pò in difficoltà perchè non so come collegare l'argomento e perciò vado diritto al sodo.
Ieri al supermercato ho comprato, per la modica cifra di 1.85 euro, un piattino di plastica ricoperto di un folto pratino verde. Al suo interno, un pasquale pulcino giallo giustifica con presunzione il prezzo così alto per una cosa, in fin dei conti, piuttosto stupida. Ma se considerate il fatto che la notte ci si aggira attorno lo zero, che siamo in primavera ma sugli alberi non cresce una foglia, i prati sono secchi e il sole è ancora troppo pigro per uscire, allora potete capire bene come la cosa non sia tanto stupida e come possa essere piacevole la vista, sul proprio mobile di casa, di una macchia omogenea di verde brillante. Ad essere sinceri sembra l'erba ispida e sintetica dei campetti da calcetto ma tanto qui nessuno sa veramente come è fatto un prato verde nè tantomeno, un campetto da calcetto.

Così come è finito il succo alla ciliegia è finito il tempo per me di scrivere. Vado a dormire. Domani, probabilmente, mi aspetta una gitarella fuori porta della quale spero di raccontarvi.

album che sto ascoltando in questo momento: "Scary World" Lali Puna

Roma: appuntamenti letali

Prevista per il 30 aprile una rassegna di cortometraggi horror prodotti nella scena underground italiana.

Sunday, April 16, 2006

Buona Pasqua

Buona Pasqua a tutti...
mi spiace che non passeremo la pasquetta insieme... ma spero ci rifaremo.

Saturday, April 15, 2006

Avventure anconetane #4

By Mauro

…continua…

Nona avventura:
il distribbutore (con due “b”).
Cerchiamo di attraversare la città di Macerata senza perderci in chiacchiere, ma non siamo sicuri di dove stiamo andando, e così dopo aver attraversato in parte la città, che mi sembra apprezzabilmente bella, decidiamo di accostare per chiedere informazioni. Possiamo scegliere tra tre uomini nerboruti da una parte e una ragazza sola e indifesa dall’altra. La nostra scelta appare evidente: accostiamo malamente al suo fianco, io mi levo il casco come farebbe il più fico dei Lorenzi Lamases ma dimentico di scuotere il capo perché mi manca la chioma fluente, e deve essere stato per questo che lei strabuzza gli occhi con un fare tra lo schifato e il preoccupato, va mezzo passo all’indietro e le leggiamo negli occhi qualcosa che poteva essere simile a:
“oh mamma! E questi due da do’ gazzo spundeno fori??? Mezzo segondo fa giurerei che non g’ereno!”.
Le chiediamo la strada per Osimo, e lei sommariamente disorientata cerca di spiegarci che dobbiamo sempre andare dritti e seguire le indicazioni. Non era difficile ma dobbiamo evidentemente averla presa parecchio alla sprovvista. La ringraziamo, mi rimetto il casco… e casco.
Neanche due metri dopo averla lasciata, cercando di rientrare in carreggiata mi infilo in una specie di rotaia di cemento e il vespone non vuole saperne di uscire, così tra una sterzata e l’altra sbatacchiamo sul marciapiede. Il Joe mi chiede che cazzo io stia facendo, provo a scusarmi e lui capisce che l’unica scusa è la stanchezza, non infierisce e senza perderci d’animo proseguiamo.
Non avendo avuto piena soddisfazione dalla tipa, appena troviamo un intoppo automobilistico mi rivolgo ad un tizio che se ne stava placido prima che io decidessi di chiedergli “scusi!!!..” sboom, con la vespa sul cofano… “ci saprebbe indicare la strada per Osimo?”. Egli è balbuziente, o forse ce lo abbiamo fatto diventare noi col botto improvviso sulla sua auto, e risponde senza darci indicazioni, ma solo una serie di nomi che immaginiamo essere quelli dei paesini che troveremo sulla strada verso Osimo: “Ve-ve-ve-spasiano, Monte Ca-ca-ca-ssano e Mo-mo-mo-monte Fazio”.
La mia memoria mi ingannava, i paesini che avremmo attraversato si chiamavano Villa Potenza, Monte Cassiano e Monte Fazio, ai quali avremmo aggiunto alcuni chilometri dopo anche la spassosissima città di Passatempo… e Padiglione, dove il serbatoio ci suggeriva di fare benzina.
Detto fatto: 10 euro…! 2 euro e 49 restano nel distributore che tira fuori una ricevuta come fosse una linguaccia, perché sa che tanto non tornerò mai a riscuotere i miei 2euri e 49centesimi in una cittadina che si chiama Padiglione, che era in lizza insieme ad Eboli tra le città in cui far fermare Cristo.
La Mondadori, dopo il nostro viaggio, sta seriamente pensando ad una saga letteraria in dieci volumi sulle città di Cristo.
Il primo volume a soli 4euri e 99centesimi sarà “Cristo si è fermato ad Eboli”.
Il secondo a 9,99euri e poi i seguenti a 14,99euri nell’ordine saranno:
2) Cristo si è fermato a Otricoli (e s’è fatto ‘na foto)
3) Cristo si è fermato a Narni (e s’è preso ‘n caffè e l’hanno ficcato nell’armadio co’’r leone)
4) Cristo si è fermato a Spoleto (e j’è venuto ‘r fiatone e ha fatto chiude er teatro pe’ ripicca)
5) Cristo si è fermato a Spina Vecchia (e quanno ha contato le case s’è messo a ride)
6) Cristo si è fermato a Spina Nuova (e nun ce voleva crede)
7) Cristo si è fermato a PonteLaTrave (e s’è portato via la trave pe’ faje ‘no scherzo)
8) Cristo si è fermato a Muccia (e ha magnato da Dio)
9) Cristo si è fermato a Tolentino (e l’ha moltiplicato)
10) Cristo si è fermato a Padiglione (e j’hanno fatto du’euri ar distribbutore…ha rosicato)

Decima avventura:
in ancona.
dopo aver lasciato 2euri e 49 e un pezzo de core ar distribbutore, ci inerpichiamo su Osimo, perché è inerpicata, e poi giù in discesa, mancano solo 15 kilometri alla meta e poco prima di un incrocio che stavamo per attraversare, un tir di quelli a doppio vagone, lungo 30 metri ci precede e si piazza davanti a noi. Volevo morire! 15 kilometri in discesa a 10 all’ora non li avrei potuti reggere.
Io non so se sia stata solo fortuna o un segno del cielo, ma qualcuno ci voleva bene, forse proprio l’autista, che con il suo “space-truck-voyager” andava così forte che Sciumachella sarebbe arrivato almeno terzo, dietro lui e Alonso. Va così forte che lo vediamo sparire all’orizzonte, oramai buio, allontanandosi una curva dopo l’altra. Lo possiamo riprendere e superare solo grazie ad un semaforo rosso, anche se uno così è meglio averlo avanti che avercelo di dietro…trenta metri di camion… non so se mi spiego!
A parte un paio di rischi di svulazzare giù per la collina fuori dai guardrail non abbiamo avuto grandi problemi, e il paesaggio non si può raccontare perché non l’ha visto nessuno data la tarda ora.
Tangenziale per noi, qualche raffica e poi finalmente…
UUUUUOOOOHHHHOOOOO!!!!...
…un urlo di gioia! Ancona ti stiamo dentro!
Siamo “in Ancona”!

Undicesima avventura:
the labyrinth: pesce all’ibogaina.
Ancona è semplice: tante strade parallele, tante strade perpendicolari, tanti sensi unici messi a cazzo. Risultato: a piedi è uno spasso, in vespa è un scasso!
Ripetiamo tre o quattro volte lo stesso tragitto con debolissime variazioni, come avremmo fatto anche il giorno dopo, per cercare di raggiungere casa mia.Passiamo sotto un arco, passiamo sotto il secondo e…tadà… Piazza del Papa. Parcheggio sotto il portone di casa, mi giro e…Giorgio dov’è? Vedo le facce divertite di tre tipi al mio fianco che fissano il pavimento. Abbasso lo sguardo e vedo il Joe spetasciato per terra ancora con il casco in testa, che ha battuto contro la fioriera, e con lo stesso sguardo che avrebbe un pesce persico invasato e fatto di ibogaina fino alle orecchie!
L’equilibrio precario del Joe non si mentisce mai.

Dodicesima avventura:
alcolici, non per scelta.
Stremati fino al midollo decidiamo di mangiare fuori e l’unica cosa che riusciamo ad ottenere sono 5 tranci di pizza moscia e due birre.Le mangiamo cercando di dividercele equamente come avrebbe fatto Topolino con il figlio tuberco-zoppo-lotico della più triste “Favola di Natale”di tutti i tempi. La stanchezza è alle stelle ma decidiamo di andare a bere per chiudere degnamente ubriachi lerci la nostra avventura. Passiamo da un locale all’altro e da una bevanda alcolica all’altra. Dopo un breve interrogatorio con il barista
“cosa volete?”
“due birre”
“piccole o grandi?”
“grandi”
“bionde o rosse?”
“rosse”,
ci ritroviamo con due chiare medie.
Ma che ce l’hai chiesto a fare, se poi fai come cazzo ti pare?
Il locale seguente sarà meglio:
“cosa volete?”
“un amaro e una grappa”
Risultato: una sambuca e una grappa.
Devo essere io che con il labiale ho dei problemi, ma quella sera non sono riuscito a bere nulla di ciò che avevo chiesto. Almeno il Joe la grappa se l’è bevuta.
I discorsi sono degni della situazione alcolica che si è verificata e rasentano i più classici argomenti tipo fica e viaggi nel tempo, poi passiamo a giocare a tetris con i bicchieri e i cerchi disegnati sul tavolino.
Prima di andare via decido di immedesimarmi in una pallina da flipper e sbatto più volte contro tutti i muri che incontro nel tentativo di tornare a casa, mente il Joe si fa assente e circumnavigante, ovvero si guarda intorno con l’occhio spento senza dire niente e gira su se stesso sembrando decisamente fuori luogo, e soprattutto fuori di senno.
Entriamo a casa e continuiamo a bere grappa come fosse acqua.
Oramai non parliamo neanche più!
La nostra storia è finita.
Siamo diventati una coppia abitudinaria.
Lui non mi guarda neppure.
Ci infiliamo nel letto, spengiamo la luce ed iniziamo a toccarci…ma l’indomani faremo finta di nulla, ricordando solo di aver percorso 360km in vespa da Roma ad Ancona in undici ore e mezzo... che è cosa ben più importante e meritava d'essere racconta!
ciao!
Fine_

Un saluto e un abbraccio a tutti.

Thursday, April 13, 2006

Nike/Calcio/Video stupendi, ciokkateveli

Ragazzi dovete troppo vedere questi video linkati QUI. Qualcosa di stupendo e a Piero, st'estate al mare li dobbiamo rifare tutti quanti sti passetti eh, preparati che te rovinooooo!!!

dan

Wednesday, April 12, 2006

Avventure anconetane #3

By Mauro
…continua…
Sesta avventura:
In discesa “Oblio” riprende fiato.
Dopo esserci lasciati il valico di Colfiorito (dove un motociclista in giallo ci si era affiancato per sapere se avessimo bisogno di aiuto, visto che ci eravamo fermati mettendo la vespa sul cavalletto per farci una foto sotto il cartello come due scemi) alle spalle, ed aver visto decine di case prefabbricate, che abbiamo attribuito ai terremotati della zona (notareche ieri c’è stato un terremoto ad Ancona ed io, in preda alla febbre che saliva, mi son sentito scuotere con tutto il divano… una figata!), la strada si è fatta piacevolmente in discesa e siamo stati accompagnati per tutto il tragitto da un fiume che scorreva ora alla nostra destra, ora alla nostra sinistra.
Ho appena controllato sulla cartina e ho notato che il nome del paesino Trave De Ponte era sbagliato… il nomecorretto era Ponte La Trave… cambia di poco e il concetto è lo stesso, si passa in un paesino di cui gli abitanti possono solo vantarsi di aver un ponticello su un fiumiciattolo. Ma forse la cosa più assurda, più incomprensibile del tratto immediatamente dopo il valico di Colfiorito era il paesaggio verdemente deserto, un po’ petroso e con poche anime sparse. E che tipo di anime? Anime in pena direi!
Qualcuno di voi ha mai comprato 10 kili di cipolle piccole come i pomodorini di pachino raccolte in sacchi tipo quelli delle patate? Forse voi no, ma qualcuno deve farlo per forza, altrimenti non si spiegherebbero la decina di vecchie e vecchi contadini appostati ogni 300 metri ai lati di una strada deserta, appoggiati sui loro trattori giganti che marcano notevolmente la differenza tra un veicolo da lavoro nuovo di zecca e il suo proprietario anteguerriano vestito ancora con la giacca e i pantaloni di panno color kaki dal taglio da dopoguerra, una coppola in testa, una sigaretta stretta tra le labbra e le mani rovinate, oppure una vecchia, magra e alta contadina col viso pieno di rughe, l’espressione quadrata, la larga gonna blu lunga fino a pochi centimetri da terra che le nasconde i piedi e la fa sembrar sospesa per aria, avvolta nel suo scialle grande come una coperta con due angoli tenuti con le dita delle mani chiuse sotto i gomiti ed un fazzoletto che le avvolge la testa e le fa lo sguardo ancora più quadrato di quello che già non è. Cipolle… ma come fanno a campa’!?
Quando passiamo dentro ai gruppetti di case che sono nati sulla strada ci accorgiamo che son tutti governati da un perentorio senso di marcia alternato, gestito da cartellonistica o semafori lampeggianti, perché la strada è troppo stretta e non può passare che una macchina alla volta e non solo sotto gli archi o i punti più stretti, ma a volte anche per l’intero tratto di paese.
Passiamo altri valichi tra cui quello di Muccia che solo il giorno seguente, tra uno sforzo e l’altro leggendo un opuscolo su come cucinare squisite pietanze con l’Anice secco Varnelli (sambuca per intenderci) seduto tranquillamente nel cesso della mia casa di Ancona, scopro essere rinomata per le sue salsicce: le salsicce di Muccia. Peccato non averlo saputo prima, potevano essere un ottimo acquisto. Lungo tutto il percorso in discesa ci troviamo ora qui, ora là, al fianco di una diga o di un’altra ma nessuna è aperta al pubblico, ne è traversabile, altrimenti non avremmo mancato di passeggiarcele anche a piedi. Ed è stato proprio a Muccia che io e il Joe abbiamo dovuto prendere la decisione più controversa del nostro viaggio. Una rotatoria, un bivio: Camerino o Macerata. Macerata.
Settima avventura:
Il frullatore.
Adesso, voi, sicuramente vi starete chiedendo: “vabbe’, che sarà mai, guardi la cartina e scegli la strada più corta, la più comoda o la più rapida”. Ed infatti la scelta doveva ricadere su una di queste tre opzioni, e con molte ore di luce a disposizione e a mente libera avremmo sicuramente scelto per la più comoda, lunga, tra le montagne, in salita e in mezzo agli alberi. Ma le ore di luce non c’erano, avevamo a disposizione si e no ancora 40 minuti, così la nostra scelta ricadeva sulla più corta, che nel nostro caso coincideva anche con la più rapida. Un imponente cartello blu ci sconsigliava di addentrarci in questa impresa che portava il nome di “strada a scorrimento veloce”! Ma i tempi stringevano, e noi eravamo ancora lontani dalla nostra meta e la scelta non esisteva più: era diventata una necessità.
Una volta psicologicamente pronti entriamo nel primo dei 40 km di asfalto a due corsie e 4 carreggiate. I primi trenta secondi sembrano tranquilli, a parte il vento che soffia a 112 nodi da sinistra a destra e dall’alto in basso, poi il primo brivido di terrore: un camion sta per sorpassarci. Sento prima un risucchio a sinistra che riesco a malapena a contrastare con le mani vibranti a 95 all’ora e le braccia ormai avvezze alla posizione immobile da pilota. Poi il risucchio diventa da dietro in avanti, acquisto 5 km/h in più nella frazione di mezzo secondo, rompiamo la barriera del tuono in sella alla nostra bialetti a due ruote. Sembra di aver innescato il turbo ed invece è solo il vuoto d’aria che si è creato tra noi e il camion.
Dopo aver attraversato una galleria veniamo catapultati in un paesaggio spettacolare. Alla nostra sinistra una cava di laterite (è una roccia rossiccia che viene usata per fare i mattoni forati) con una parete di 50 metri e più color rosso mattone che mostra centinaia di solchi a 45 gradi che lapercorrono dalla base alla sommità, e poi basta girare lo sguardo a destra dove un lago verde smeraldo si estende placido tra un corso d’acqua e una diga. Ed è qui, che dopo aver fatto notare il lago al Joe, lui mi informa che: “A Ma’… pare de sta’ dentro a ‘nfrullatore!!”. Il paragone è eccellente: seduti immobili per non perdere l’equilibrio ne l’assetto aerodinamico trovato, con lo sguardo in avanti, toccando punte di 100 km/h, in silenzio noi, in “frullazione” la vespa! Ora sappiamo come si sentono fragole e banane prima di diventare un milkshake, o quanto patisce il parmigiano nel frullimix prima di essere cosparso sui maccheroni. Fortunatamente il paesaggio ci tiene compagnia, perché noi due non ce ne facciamo affatto mentre ci frulliamo ognuno per conto suo senza sapere se l’altro c’è ancora o se è volato via. Il paesaggio marchigiano ci fa compagnia con le sue immagini dai colori improbabili: un’altra cava, questa volta di brecce bianche, con un laghetto artificiale ancora più smeraldino del precedente, roba che quei cojoni degli elfi de Minastirit colori così se li sognano!
Dopo venti km decido di assumere una posizione ancora più aerodinamica, ed è così che abbassando le spalle,e piegando la testa verso il basso quel tanto che basta a fendere il muro d’aria per farci guadagnare 1km/h di velocità in più, prima di entrare nell’ennesima galleria mi sento percorrere da una fitta alla gamba destra seguita da un dolore al margine del sopportabile in fondo alla schiena. Decido di non fermarmi e dopo vari tentativi per trovare una posizione che facesse cessare il dolore, sempre risoltisi con l’acuimento della fitta alla gamba, trovo una posizione dal potere curativo: stringo forte le chiappe con un fremito delle stesse e vado avanti! Come si sentiva nella sigla del cartone dei Cyborg “…stringi il culo e va’, va-a-ai!...” …. “so-no… un cyboooorg!!”.
I venti km seguenti di frullatore venivano scanditi da una sola informazione: “prossima uscita: Tolentino”. Ne avremo contate a migliaia! Esistono almeno 15 tipi diversi di Tolentino, tra cui annoveriamo i famossissimi Tolentino est e Tolentino ovest, senza però dimenticare i non meno importanti Tolentino nord,Tolentino sud, Tolentino e basta, Tolentino scalo, Tolentino rottoinculo e Tolentino di tuasorella. Finalmente scorgo la scritta “Macerata ovest”, edecido di uscire anche se non sono sicuro che sia la scelta giusta, ma il frullatore, oltre al cervello, è arrivato a frullarmi anche le palle, ne ho abbastanza di superstrade e alla prima possibilità di alzare la visiera, oramai costellata di moscerini come fosse un campo di battaglia, mi giro verso il Joe e con un sospiro di sollievo lo informo di una mia scelta di vita: “Mamma meea! Te lo dico: mai più!”. Lo trovo concorde con le mie parole e accondiscente ribadendo il concetto: “Un frullatore! Te lo dico: un frullatore!”. Ci allontaniamo dalla superstrada seguendo le indicazioni per Macerata.
Ottava (brevissima) avventura:
Il grappino.
Il frullatore ci ha storditi, il freddo ci ha stremati, così decidiamo di accostare in un piazzale con due giostre e tiriamo fuori guanti, maglioni e una caldissima sorpresa… il grappino! Un bicchierino a testa per riscaldare gli animi (con gentile concessione di Pandora), una telefonata per rassicurare i nostri genitori che siamo ancora vivi (non l’avremmo mai creduto possibile dopo il viaggio nell’iperspazio Tolentiniano) e rimontiamo in sella, sempre più vicini alla nostra meta. Sta facendo buio ed è ora di levarsi gli occhiali da sole.
…continua…

I simboli dei partiti?

Detersivi e margarina

Mr. Tripppod marzo top 5

ok
- la neve
- i miei due capi e l´agenzia dove lavoro al momento
- il wabi sabi (nothing lasts, nothing is finished, and nothing is perfect)
- il cibo
- tallinn



ko
- i nomi delle strade che non riesco a ricordare
- la mancanza dei miei amici
- la mancanza del sole che spegne e smorza i colori
- 7 ore al giorno davanti al computer
- le foto che non riesco a fare

Tuesday, April 11, 2006

Avventure anconetane #2

By Mauro

Credevate che le mie parole non vi avrebbero più raggiunto, ora che sono pieno di amici anconetani (all’incirca 3), ed invece…
Voglio raccontarvi il più fedelmente possibile il viaggio che ha visto me e il Joe trasformarci in due esploratori appeninici.
Per chi di voi non fosse a conoscenza di quanto accaduto ieri, sappiate che alle ore 9 circa, dopo aver votato a roma, mi sono seduto sulla mia vespa, ne ho infiammato una goccia di benzina, e quella, con il motore roboante, a continuato a roboare per i 360 kilometri a seguire portando me ed il mi fido amico Joe fin sotto le finestre della mia dimora anconetana. Joe è una persona, non un cane. Passiamo ai fatti. Il freddo mordeva il cemento, mentre il culo tremava sgomento sulle vibrazioni del mio motore, ma mai e poi mai avrei pensato di portare finalmente a compimento uno dei miei tanti sogni: attraversare l’italia da sinistra a destra (non fatevi ingannare!!!) su di una vespa a 4 marce. Prima di partire avevo già capito l’andazzo: i 285 km ipotizzati dalla guida michelin avrebbero sicuramente lievitato nel tragitto a cominciare dal fatto che il Joe culo di piombo voleva essere preso a casa e non all’ingresso nord: si erano aggiunti già 4 km prima dipartire. Ma non mi avrebbero certo scoraggiato, soprattutto dopo aver fatto abbondante scorta di vivande per iltragitto durante la sosta a casa del Joe: due ovetti al pistacchio, uno alla mandorla, uno all’amaretto e uno lindor rosso. Con cotanta scorta non avremmo mai rischiato di morire affamati e congelati nel caso in cui la vespa si fosse rotta tra i pini appenninici. Dopo aver appreso con gaudio e con piacere che il vespino della mamma del Joe era stato appellato da tutti i suoi amici “la moto-sega”, ma non perché non funzionasse bene, bensì perchè la vespa era moto e la sega a guidarla era la mamma del Joe, siamo saliti in sella e dopo due scatti per immortalare la partenza, abbiamo accelerato verso mille avventure.
Prima avventura:
Cani e patate.
dopo 15 metri sulle due ruote incontriamo una bella ragazza che porta a spasso un terranova. Il viaggio iniziava bene, e il mio consenso era tale da farmi esclamare: “ottimo! Quella era da scopare con tutto il cane!” “bene -ha detto il Joe- tu pensa al cane, e a lei ci penso io!”. Così dicendo i compiti erano stati equamente divisi ed ognuno era pago delle sue mansioni.
Seconda avventura:
Piccioni sottolio.
dopo un paio di kilometri proviamo a fare benzina e a gonfiare le ruote senza alcun risultato. Le banconote in nostro possesso sono di taglio enorme (10 euri) che non entrerebbero nel serbatoio e l’aria di domenica mattina non si trova tanto facilmente. Alcuni km dopo riusciamo nell’impresa. Dopo essere usciti dalla cassia in direzione Calcata, ci accorgiamo che la campagna romana è splendida e la domenica, un po’ per piacere e un po’ perché gli italiani non c’hanno un cazzo da fare, è piena di cordiali centauri che ti salutano anche se tu sei in sella ad uno scaldabagno e loro sull’aerojet di bond, james bond.
Alla nostra prima sosta per decidere quale percorso fosse più conveniente, ci troviamo difronte alla drammatica decisione se assaggiare i fiori blu o quelli rosa, perché sappiamo che uno dei due è commestibile, e l’altro probabilmente velenossissimo. Per evitare il ricovero a Otricoli decidiamo di soprassedere e di fare solamente due foto.
Narni è la nostra prima metà ufficiale, ed è qui che assistiamo al primo delle decine di passi fallaci del Joe: il sole picchia come pochi e nessuna pozza d’acqua avrebbe il buon senso di starsene placida al sole senza evaporare nell’arco di 27 secondi, così nel passaggio dall’asfalto ruvido al marciapiede mattonato del belvedere di Narni, il Joe poggia il piede in quella che neanche un piccione avrebbe scambiato per una pozzanghera, ed inizia a pattinare proprio come fosse ghiaccio. Un antico detto trasteverino dice: “l’olio nun evapora!”. La cosa che più mi ha spaventato è stata che, sebbene il suo cervello abbia le dimensioni di quello di un piccione, le ali non gli sono ancora cresciute, e al suo fianco si estendevano decine e decine di metri di rupe a strapiombo.
Ci accolazioniamo con tanto di caffè, torta, e giro della città. Dopo aver chiesto informazioni su come raggiungere nuovamente la flaminia in direzione Spoleto, un vigile ci consiglia di tornare indietro contromano perché è la via più comoda: siamo tutti italiani. Una volta ritornati sulle 1000 curve della flaminia, una SRAD ci sorpassa come al motomondiale, e altre 10 la seguono allo stesso modo. Noi li apostrofiamo con fare perentorio: “andate andate, tanto ve ripiamo a tutti!”. Non ci crede nessuno.
Terza avventura:
Spoleto, città d’arte, cultura e poco altro, se nonsalite faticosissime.
Letileti (che salutiamo amorevolmente) era stata preventivamente ed abbondantemente prima (40 minuti circa) avvisata del nostro arrivo, per permetterle diaccoglierci con fasti e fanfare, majorette e numeri dacirco, saltimbanchi e pranzi luculliani. Dopo il pranzo luculliano (fasti, fanfare, majorette,numeri da circo e saltimbanchi erano stati eliminati per mancanza di fondi) siamo stati vittime della sua ospitalità, ma soprattutto della sua fama da Cicerona spoletina. Durante la visita guidata siamo stati informati circa i luoghi di maggiore interesse storico e culturale della città di Spoleto:
1. il teatro nel quale svolgeva i suoi saggi di danza (oggi chiuso e abbandonato… chiediamoci perché);
2. il portone della sua scuola di danza;
3. il nome del suo liceo;
4. i cori da stadio senza stadio;
5. il bar del mercato senza mercato;
6. il ponte dei suicidi;
7. la torre dalla quale Annibale il romano arrestò l’avanzata dei Cartaginesi friggendoli nell’olio bollente (era esattamente il contrario ma abbiamo soprasseduto tutti e tre per mancanza di prove, chiunque abbia vinto, dopo la frittura è stato mangiato con senape e ketchup);
8. la valle dell’Eco; quest’ultima merita una piccola parentesi: il nome si attribuisce all’eco della voce di un ciclista coglione che aveva l’abitudine di pedalare in bilico sul cornicione del ponte fino al giorno in cui una folata di vento se l’è portato 60 metri più sotto. Mentre ci veniva raccontata la sua storia, si consumava un altro dramma: la valle veniva riempita dall’eco della voce di un altro giovane che in una giornata di caldazza stava morendo di caldazza perché aveva deciso, nonostante i 30 gradi, che valesse la pena di mantenere la giacca di pelle imbottita e due giri di sciarpa di lana intorno al collo, perché tanto si sarebbe abituato presto alla soffocante temperatura che gli procurava sudorazione eccessiva sotto forma di colla ascellare. Ora la valle viene chiamata Valle dell’eco della caldazza.
Quarta avventura (postuma):
Mens insana in corpore insano.
Ora, mentre vi scrivo, sento una fitta alla gola quando ingoio e l’alternarsi di brividi freddi e brividi caldi e la fronte che scotta. Credo mi stia salendo la febbre.
Quinta avventura:
La cosa si fa seria… serissima.
la nostra gentilissima guida, dopo averci anche offerto il pranzo, ci accompagna al benzinaio alle soglie della contea di “Mezza Sega”, che dovremo attraversare da soli, ma accompagnati dall’Oblio, e ci augura buon viaggio con la frase che serve a tenere alto il morale dei viaggiatori: “secondo me, ad Ancona c’arrivate col buio”.
Rincuorati da tali sentitissime parole, ripartiamo sperando nel contrario. Decidiamo di abbandonare la Flaminia e di percorrere una strada che sembra essere la migliore. Il tempo ci darà torto circa 2 minuti dopo, ma ci rifiutiamo di tornare sulle nostre decisioni. Ci accorgiamo che il nostro Oblio (il nome provvisorio che ho assegnato al vespone) inizia subito a perdere colpi. Ci interroghiamo sul fatto che la cinghia si sia consumata e si stia per rompere, che la benzina fosse stata allungata con l’acqua per renderci il compito più semplice, che la frizione si andata, che il nostro peso sia aumentato a dismisura dopo il pranzo o che siano un po’ tutte e quattro le cose messe insieme. Più di una volta siamo costretti a procedere in prima o in seconda perché l’Oblio arranca sulle pendici degli Appennini della contea di “Mezza Sega”, le cui strade sono ancora quelle costruite da Annibale e dai suoi elefanti macinatori di calci e di struzzi. Tra la malta, la ghiaia, le brecce e il bitume mal disposti si distinguono ancora le ossa delle orecchie(staffa, incudine e martello) e le unghie degli struzzi, che hanno resistito alla macinazione meglio delle ossa più grandi oramai completamente distrutte. Alcune teste di femore però sono ancora visibili ailati della strada dissestata, mentre al centro di quella che dovrebbe essere una carreggiata e mezzo si possono ancora vedere, anche se molto consumate, le impronte degli elefanti. Le buche si sprecano, gli imprechi si trattengono (per fare economia).
Intorno a noi i colori sono cupi, le vette leggermente ingrigite dalle nuvole che fortunatamente non si son mai rovesciate su di noi. Ci sfiora l’idea che quella strada non venga battuta da anima viva e otteniamo conferma dai 50 kilometri seguenti. Lungo la strada troviamo le indicazioni dei villaggi di Spina Vecchia (3 case e una capra), Spina Nuova (2 case e una cascina), Vene (due contadine vecchie, un cimitero con 11 croci, un fossato e tanta puzza di merda), altri di cui mi sfugge il nome ma dove la situazione non cambia. Abbiamo il terrore di essere sopraffatti dagli orchi di Merdor che potrebbero spuntare da dentro i fienili o da orde di barbarici vecchi contadini con i forconi arrugginiti della rivoluzione francese ancora ignari dell’instaurazione della nostra Repubblica delle Banane di Pier Silvio.
Decidiamo di fermarci per fotografare un fienile trasformato in chiesa, ma fato ci è contrario: la mia macchina fotografica si rompe, quella del Joe si scarica… ce ne resta una soltanto, che a volte indica valori di esposizione del tutto stocastici e con quella immortaleremo il resto del viaggio: speriamo bene.
Dopo aver attraversato villaggi dai nomi improbabili tipo Pupaggi, Villamagina, Rasiglia, Trave De Ponte, Casenove ed altri, veniamo catapultati nella vicenda amorosa di due abitanti del luogo.Lei ci taglia la strada, ma non ne capiamo il motivo, e lui, adornato come un cavaliere del ‘600 la insegue sprezzante del pericolo in cui potrebbe incorrere attraversando la strada senza neanche guardare. Due fagiani in amore sono usciti illesi dall’attraversamento stradale davanti al nostro veicolo!
Gli ultimi metri della strada costruita da Annibale sono segnati da un cartello sotto il quale abbiamo deciso di sostare e fotografarci, che riportava la seguente scritta: “Valico Colfiorito 821m”: avevamo superato gli Appennini e con essi l’intera nefasta contea di Mezza Sega. Una cosa è certa: il tratto nella contea di Mezza Sega è stato il più bello. Con colori magnifici e ricco di usanze e di civiltà ritenute scomparse. Abbiamo infatti scoperto che una delle due contadine era la discendente diretta di Annibale, nonché custode dei segreti della città perduta di Atlantide, che recenti studi identificano con il villaggio di SpinaVecchia.
…continua…

Monday, April 10, 2006

Make some noise....

Magari me ne sono accorto solo, io essendo in parte uno dei pincipali copevoli, ma ragazzi questo blog LANGUE!!

Capisco chi di voi ha orari scolastici (Rikk), chi nn ha mai tempo per nulla, figuriamoci per scrivere qui sopra (Pier), chi è conteso tra partite di ogni genere, sportive e amorose (Tadd, che le perde entrambe), chi quando ha un minuto libero se la tira perchè ha la tipa (ancora Rikk, heh.), chi è relegato 6 giorni su sette dietro una scrivania a fare nn si è ancora ben capito cosa (Dan), chi peregrina in lande desolate e lontane (Hoffs) e chi è semplicement dato per disperso su tutti i fronti (Fabbio), ma CAZZO regà, fatevi sentire!!!

Possibile che nessuno di noi abbia più nulla di anche remotamente interessante da raccontare? Possibile che lo abbiate ma nn vogliate dirlo (nn ci credo nemmeno se lo vedo)? Su, su...

Da parte mia posso solo dire che sto uscendo dal classico torpore post-vacanza che mi assale ogni volta che ritorno da un posto in cui mi sono divertito, e ora mi sento a 1000, davvero, come nn mai. Ho voglia di fare, parlare, scrivere e ballare (lettera o testamento...). Possibile che sono l'unico?

Mi sento abbastanza soddisfatto, mi è tornata persino la voglia di STUDICCHIARE (dovrò prenderla questa Laura, prima o poi, no?), passo intere ore a guardare allo specchio la pallina scintillante che da sabato adorna il centro del mio labbro inferiore che per l'occasione si è gonfiato tutto tronfio e pare ancora più "salamoso" del solito, addirittura oggi mi sono messo a RIORDINARE la stanza (SCANDALO!!!), ovviamente a ritmo di house becera e sto aspettando il responso del Tadd per un aperitivo che tanto già so nn si farà mai...

Vi ho raccontato un paio di stupidaggini, voi? Facciamo a chi scrive la cosa più inutile, o più stupida, o più banale... facciamo a chi scrive QUALCOSA!!!

Ciauz,

LuKa.

Saturday, April 01, 2006

E daje co' 'sti test...

Mi hanno inviato l'ennesimo test, il secondo per conoscere il "vostro vero orientamento politico"...

l'altro (quello postato da Zeus tempo fa) mi sembrava più serio e attendibile... cmq non è male farsi un giretto anche con questo (un po' più superficiale)... servono 5 minuti di lavoro neuronale... ce la possiamo fare, ancora per un po'...


www.dimmichiseitidirochivotare.it



ps per lettori obtenebrati: ovvio che non dovete poi votare quello che vi dice il test... E' SOLO UNO STUPIDO TEST, magari veritiero, ma sempre e solo UNO STUPIDO TEST!!!

Avventure anconetane #1

Posto una mail di Mauro (che si trova in ritiro ad Ancona per qualche mese per scrivere la tesi) nella quale racconta alcune avventure di questi giorni di solitudine...



Questa è una lettera di risposta per Francesca, ma,visto che ho divagato tanto, la mando a tutti. credo che a lei non dispiacerà e voi altri avrete qualche informazione in più su di me.

A bella de casa!Io sto bene, tutto bene, a parte la solitudine che si accumula sotto i cuscini del divano, del letto, delle sedie, sotto le ciabatte, le scarpe, la tovaglia e anche un po’ nello sgabuzzino e nel frigo! Tutto sommato non sto male (o forse cerco solo di convincermene), solo che si e no apro bocca 4 volte al giorno: una per fare due chiacchiere con Roberta, una di solito con mia madre o con mio padre, una per mangiare a pranzo e una per mangiare la sera…e dimenticavo la colazione e quando mi lavo i denti!!!
Mi sono reso conto che sono decisamente un animale da laboratorio, andrei studiato per capire a fondo come mai in situazioni tipo feste ci metto 10 minuti ad attaccare a parlare con una persona se esiste almeno una terza persona che possa fare da tramite, ed invece, isolato dal mio contesto, non è che non sono capace di comunicare… è che proprio non mi va. Non ho assolutamente voglia di uscire.. o meglio, la voglia ce l’ho, più che altro perché mi dico: “ma esco a fare che? Mi faccio due passi da sfigato per il corso e poi mi metto a bere una birra da solo come un lebbroso in mezzo alla piazza vuota?”. Vedi, se esistesse un posto tipo piazza Santa Maria in Trastevere, magari ci andrei pure, e stai a vedere che se mi impegnassi un po’ qualche cosa scatterebbe fuori… il problema è che ad Ancona non esiste piazza Santa Maria in Trastevere! Qui esistono solamente un paio di locali fighetti, una birreria con gigaschermo per vedere le partite di calcio (che se lo possono arrotolare, il gigaschermo, e infilarselo nel culo!), poi qualche altro locale, ma troppo fuori mano per andarci a piedi, e un pizzo che si chiama “thermos” e vorrebbe essere forse la cosa più vicina ad un centro sociale, ma non so dov’è e non mi va neanche di andarci… per fare che, infondo!...parlare con qualche altro fattone che si gira una cazzo di canna? No grazie, c’ho già i miei (di fattoni)! E così sono giunto alla conclusione che di uscire da solo per cercare di dare confidenza e parlare con sconosciuti non mi va, e l’unica alternativa è di restare in casa a:
a) studiare per l’esame di chimica
b) imparare a suonare la tromba che mi sono comprato ieri
c) studiare la metodologia acustica per l’analisi degli sciami di gamberetti
d) scrivere ogni tanto qualche email lunga tipo questa (che può portar via parecchio tempo)
e) cucinare e lavare (che dovrei farlo comunque)
z) vedere ogni tanto un po’ di televisione durante i pasti e la digestione

Domani conto di andare a vedere la facoltà di economia, giusto per ricordarmi che al mondo esistono altri esseri umani che hanno all’incirca la mia età. Dirai… “perché alla facoltà di economia?” Perché ci si arriva a piedi in 5 minuti, mentre tutto il resto dell’università dista 7 km in cima ad una montagna, e perché, viste anche le premesse, che la facoltà sia di economia o di scienze, non cambia un granchè, in fondo non conosco nessuno lo stesso!
Ad ogni modo, anche se la dipingo così nera, la situazione è più colorata di quanto pensi: le pareti del salone sono arancioni, e quelle della camera sono gialle! Poi ho scoperto che il divano (rosso) può essere ottimo luogo di meditazione e concentrazione a gambe incrociate tipo yoga. La mia vita è abbastanza sregolata. Non riesco mai adandare a dormire ad un orario decente anche se non ho nulla da fare, perché sotto casa mia c’è un locale che pompa musica a cannone fino a tarda notte, e riesco a sentire tutto limpidamente… persino le parole delle canzoni… quando le canzoni hanno le parole! E già, perché il più delle volte è solo un alternarsi di Bum bum… pum pum… bum bum… sbum sbum! Ma tra tutti, il bum bum è preponderante.
Ogni volta che arrivo ad un certo punto delle mie lettere inizio a rompermi il cazzo e voglio smettere. Sarà probabilmente perchè le gambe incrociate sul divano mi si anchilosano e il sangue intrappolato vi inizia a anossizarsi e a coagularsi (no, questo credo sia impossibile, ma fa colore, un po’ come il mio divano rosso) dandomi una sgradevole sensazione di torpore.
Un abbraccio, e raccontami quello che più ti va!

Payo’_

Ps: ma quando stai a tornà?