Pisciando Contro Vento

amici, passioni, ragazze, poco amore, noi.

Wednesday, April 12, 2006

Avventure anconetane #3

By Mauro
…continua…
Sesta avventura:
In discesa “Oblio” riprende fiato.
Dopo esserci lasciati il valico di Colfiorito (dove un motociclista in giallo ci si era affiancato per sapere se avessimo bisogno di aiuto, visto che ci eravamo fermati mettendo la vespa sul cavalletto per farci una foto sotto il cartello come due scemi) alle spalle, ed aver visto decine di case prefabbricate, che abbiamo attribuito ai terremotati della zona (notareche ieri c’è stato un terremoto ad Ancona ed io, in preda alla febbre che saliva, mi son sentito scuotere con tutto il divano… una figata!), la strada si è fatta piacevolmente in discesa e siamo stati accompagnati per tutto il tragitto da un fiume che scorreva ora alla nostra destra, ora alla nostra sinistra.
Ho appena controllato sulla cartina e ho notato che il nome del paesino Trave De Ponte era sbagliato… il nomecorretto era Ponte La Trave… cambia di poco e il concetto è lo stesso, si passa in un paesino di cui gli abitanti possono solo vantarsi di aver un ponticello su un fiumiciattolo. Ma forse la cosa più assurda, più incomprensibile del tratto immediatamente dopo il valico di Colfiorito era il paesaggio verdemente deserto, un po’ petroso e con poche anime sparse. E che tipo di anime? Anime in pena direi!
Qualcuno di voi ha mai comprato 10 kili di cipolle piccole come i pomodorini di pachino raccolte in sacchi tipo quelli delle patate? Forse voi no, ma qualcuno deve farlo per forza, altrimenti non si spiegherebbero la decina di vecchie e vecchi contadini appostati ogni 300 metri ai lati di una strada deserta, appoggiati sui loro trattori giganti che marcano notevolmente la differenza tra un veicolo da lavoro nuovo di zecca e il suo proprietario anteguerriano vestito ancora con la giacca e i pantaloni di panno color kaki dal taglio da dopoguerra, una coppola in testa, una sigaretta stretta tra le labbra e le mani rovinate, oppure una vecchia, magra e alta contadina col viso pieno di rughe, l’espressione quadrata, la larga gonna blu lunga fino a pochi centimetri da terra che le nasconde i piedi e la fa sembrar sospesa per aria, avvolta nel suo scialle grande come una coperta con due angoli tenuti con le dita delle mani chiuse sotto i gomiti ed un fazzoletto che le avvolge la testa e le fa lo sguardo ancora più quadrato di quello che già non è. Cipolle… ma come fanno a campa’!?
Quando passiamo dentro ai gruppetti di case che sono nati sulla strada ci accorgiamo che son tutti governati da un perentorio senso di marcia alternato, gestito da cartellonistica o semafori lampeggianti, perché la strada è troppo stretta e non può passare che una macchina alla volta e non solo sotto gli archi o i punti più stretti, ma a volte anche per l’intero tratto di paese.
Passiamo altri valichi tra cui quello di Muccia che solo il giorno seguente, tra uno sforzo e l’altro leggendo un opuscolo su come cucinare squisite pietanze con l’Anice secco Varnelli (sambuca per intenderci) seduto tranquillamente nel cesso della mia casa di Ancona, scopro essere rinomata per le sue salsicce: le salsicce di Muccia. Peccato non averlo saputo prima, potevano essere un ottimo acquisto. Lungo tutto il percorso in discesa ci troviamo ora qui, ora là, al fianco di una diga o di un’altra ma nessuna è aperta al pubblico, ne è traversabile, altrimenti non avremmo mancato di passeggiarcele anche a piedi. Ed è stato proprio a Muccia che io e il Joe abbiamo dovuto prendere la decisione più controversa del nostro viaggio. Una rotatoria, un bivio: Camerino o Macerata. Macerata.
Settima avventura:
Il frullatore.
Adesso, voi, sicuramente vi starete chiedendo: “vabbe’, che sarà mai, guardi la cartina e scegli la strada più corta, la più comoda o la più rapida”. Ed infatti la scelta doveva ricadere su una di queste tre opzioni, e con molte ore di luce a disposizione e a mente libera avremmo sicuramente scelto per la più comoda, lunga, tra le montagne, in salita e in mezzo agli alberi. Ma le ore di luce non c’erano, avevamo a disposizione si e no ancora 40 minuti, così la nostra scelta ricadeva sulla più corta, che nel nostro caso coincideva anche con la più rapida. Un imponente cartello blu ci sconsigliava di addentrarci in questa impresa che portava il nome di “strada a scorrimento veloce”! Ma i tempi stringevano, e noi eravamo ancora lontani dalla nostra meta e la scelta non esisteva più: era diventata una necessità.
Una volta psicologicamente pronti entriamo nel primo dei 40 km di asfalto a due corsie e 4 carreggiate. I primi trenta secondi sembrano tranquilli, a parte il vento che soffia a 112 nodi da sinistra a destra e dall’alto in basso, poi il primo brivido di terrore: un camion sta per sorpassarci. Sento prima un risucchio a sinistra che riesco a malapena a contrastare con le mani vibranti a 95 all’ora e le braccia ormai avvezze alla posizione immobile da pilota. Poi il risucchio diventa da dietro in avanti, acquisto 5 km/h in più nella frazione di mezzo secondo, rompiamo la barriera del tuono in sella alla nostra bialetti a due ruote. Sembra di aver innescato il turbo ed invece è solo il vuoto d’aria che si è creato tra noi e il camion.
Dopo aver attraversato una galleria veniamo catapultati in un paesaggio spettacolare. Alla nostra sinistra una cava di laterite (è una roccia rossiccia che viene usata per fare i mattoni forati) con una parete di 50 metri e più color rosso mattone che mostra centinaia di solchi a 45 gradi che lapercorrono dalla base alla sommità, e poi basta girare lo sguardo a destra dove un lago verde smeraldo si estende placido tra un corso d’acqua e una diga. Ed è qui, che dopo aver fatto notare il lago al Joe, lui mi informa che: “A Ma’… pare de sta’ dentro a ‘nfrullatore!!”. Il paragone è eccellente: seduti immobili per non perdere l’equilibrio ne l’assetto aerodinamico trovato, con lo sguardo in avanti, toccando punte di 100 km/h, in silenzio noi, in “frullazione” la vespa! Ora sappiamo come si sentono fragole e banane prima di diventare un milkshake, o quanto patisce il parmigiano nel frullimix prima di essere cosparso sui maccheroni. Fortunatamente il paesaggio ci tiene compagnia, perché noi due non ce ne facciamo affatto mentre ci frulliamo ognuno per conto suo senza sapere se l’altro c’è ancora o se è volato via. Il paesaggio marchigiano ci fa compagnia con le sue immagini dai colori improbabili: un’altra cava, questa volta di brecce bianche, con un laghetto artificiale ancora più smeraldino del precedente, roba che quei cojoni degli elfi de Minastirit colori così se li sognano!
Dopo venti km decido di assumere una posizione ancora più aerodinamica, ed è così che abbassando le spalle,e piegando la testa verso il basso quel tanto che basta a fendere il muro d’aria per farci guadagnare 1km/h di velocità in più, prima di entrare nell’ennesima galleria mi sento percorrere da una fitta alla gamba destra seguita da un dolore al margine del sopportabile in fondo alla schiena. Decido di non fermarmi e dopo vari tentativi per trovare una posizione che facesse cessare il dolore, sempre risoltisi con l’acuimento della fitta alla gamba, trovo una posizione dal potere curativo: stringo forte le chiappe con un fremito delle stesse e vado avanti! Come si sentiva nella sigla del cartone dei Cyborg “…stringi il culo e va’, va-a-ai!...” …. “so-no… un cyboooorg!!”.
I venti km seguenti di frullatore venivano scanditi da una sola informazione: “prossima uscita: Tolentino”. Ne avremo contate a migliaia! Esistono almeno 15 tipi diversi di Tolentino, tra cui annoveriamo i famossissimi Tolentino est e Tolentino ovest, senza però dimenticare i non meno importanti Tolentino nord,Tolentino sud, Tolentino e basta, Tolentino scalo, Tolentino rottoinculo e Tolentino di tuasorella. Finalmente scorgo la scritta “Macerata ovest”, edecido di uscire anche se non sono sicuro che sia la scelta giusta, ma il frullatore, oltre al cervello, è arrivato a frullarmi anche le palle, ne ho abbastanza di superstrade e alla prima possibilità di alzare la visiera, oramai costellata di moscerini come fosse un campo di battaglia, mi giro verso il Joe e con un sospiro di sollievo lo informo di una mia scelta di vita: “Mamma meea! Te lo dico: mai più!”. Lo trovo concorde con le mie parole e accondiscente ribadendo il concetto: “Un frullatore! Te lo dico: un frullatore!”. Ci allontaniamo dalla superstrada seguendo le indicazioni per Macerata.
Ottava (brevissima) avventura:
Il grappino.
Il frullatore ci ha storditi, il freddo ci ha stremati, così decidiamo di accostare in un piazzale con due giostre e tiriamo fuori guanti, maglioni e una caldissima sorpresa… il grappino! Un bicchierino a testa per riscaldare gli animi (con gentile concessione di Pandora), una telefonata per rassicurare i nostri genitori che siamo ancora vivi (non l’avremmo mai creduto possibile dopo il viaggio nell’iperspazio Tolentiniano) e rimontiamo in sella, sempre più vicini alla nostra meta. Sta facendo buio ed è ora di levarsi gli occhiali da sole.
…continua…

0 Comments:

Post a Comment

<< Home