Diceva Stendhal che “L'amore è come la febbre. Nasce e si spegne senza che la volontà vi abbia la minima parte” però senza ragionare su di un parametro fondamentale che manca a questa analogia: la frequenza. Ed infatti la febbre si prende molto più spesso di quanto non ci si innamori, e non è neanche tutto questo gran piacere come in fondo è l’innamorarsi. Sostanzialmente amore e febbre in comune hanno solo il fatto che a livelli intensi entrambi possano portare a delirare. Insomma Stendhal con la sua massima ha solo dato un po’ di inchiostro blu alle carte veline dei Baci perugina, quelli che da quando si sono accorti che vendono solo a San Valentino, fanno di tutto per rinnegare ciò che da sempre rappresentano (l’amore) inventandosi slogan del tipo: “un bacio, cosa vuoi dirmi?”, “un bacio, semplicemente un bacio” e che prossimamente arriverà alla deriva di “Un bacio ce lo si può dare anche da soli” e “Un bacio? Ma vaffanculo!”.
Amore e febbre sono diversi, stop. E io amo l’amore (viva l’originalità!) e odio la febbre. Odio stare a letto a vedere la tv, odio dovermi alzare per cambiare canale ( e visto che la tv fa schifo devo farlo continuamente cercando di ripartire tra i vari canali il mio continuo disappunto da simil-vecchio bacchettone brontolone cui manca solo il secchio per gli sputazzi a bordo letto) perché il telecomando l’ho rotto da tempo, ma poiché la tv mi fa schifo (l’avevo già scritto?) e non la guardo, non mi si era mai posto prima il problema del cambiare canale. Studiare? A letto non ci riesco (fuori invece…). Su di un lato consumo i gomiti, messo supino non ho abbastanza forza per tenere le braccia tese. Dvd propri ormai tutti visti e nessuna fantasia di uscire per noleggiarne di nuovi. E così mangi. Non per appetito, ma per golosità. O perché chi amorevolmente ti sta dietro, ti cura come quando eri un bambino. Con colazioni abbondanti (per coprire il sapore del Bisolvon lictus, che se lo bevi da solo ti irrita la laringe), pranzi di risotti in bianco corretti con chili di burro e parmigiano (che ti rimettono in forza!), biscotti da sbriciolare sul cuscino alle cinque del pomeriggio (sennò la tachipirina ti buca lo stomaco!), e cene leggere fatte di fettine di carne ricche di spezie (il ferro ti rimette in forza, e poi devi mangiare sennò l’Aulin ti buca il fegato!) . Insomma dopo cinque giorni di febbre il tuo apparato digestivo avrà già richiesto al cervello licenze per mettersi in proprio e aprire una catena di farmacie e alimentari. Ti imbottiscono con un piacere sadico quando hai la febbre, quasi che più roba si ingurgiti meglio si stia, quando non si capisce che il virus è proprio da fuori che è venuto. E così viene da pensare che ti trovi al centro di un immenso piano criminale fatto di alleanze fra genitori/ fidanzate/mogli apprensive e batteri influenzali, con quest’ultimi semplici esecutori e i primi ben più spietati mandanti. Sornione menti criminali che sfruttano l’occasione della tua prigionia fra le lenzuola per entrare in camera senza bussare, frugare tra i tuoi cassetti cercando quella medicina che non trovano e che non si sa perché mai dovrebbero trovare in mezzo ai tuoi disegni e temi della prima elementare, salvo poi sfruttare la futile ricerca per affermare con sadico disprezzo che non sei più il bravo e bel ragazzo di una volta e che il tuo disordine è insopportabile, “che tocca cambiare”. Violati tanto dentro che nei propri spazi di vita, la febbre finisce così per essere un sequestro in piena regola, in cui il mostrarsi il più docile possibile risulta la via più rapida (salvo eccezioni) per una qualsivoglia soluzione. Acconsentire, fare la faccia malaticcia e disturbata (per riuscirci provate a seguire uno dietro l’altro: l’Italia sul due, uomini e donne, amici e l’eredità) e sperare che attorno a te ci si stanchi presto di avere un cicciobello da strapazzare. Ricordando che Stendhal quando non componeva frasi fatte per la casa cioccolatiera umbra e si firmava col suo vero nome Henri Bayle, diceva “L'amore è come la febbre. Nasce e si spegne solo in virtù della volontà di qualcun altro che dice di amarvi”