Pisciando Contro Vento

amici, passioni, ragazze, poco amore, noi.

Saturday, April 16, 2005

Storia, parte 08

...A questo punto ricordi troppo evanescenti e una cicatrice ancora pulsante mi suggeriscono di essere pronto a qlsiasi evenienza dopo tutto quello che credo mi sia successo, ma come al solito, la figura zoppa e traballante che scorgo appena nello specchio senza nemmeno voltarmi mi spiazza in pieno. Dovrei abituarmici.

Con uno sforzo sovrumano, benchè anche abbastanza spaventato, riesco a malapena a trattenere un sorriso canzonatorio mentre l'ometto più piccolo e buffo che avessi mai visto richiude la porta cigolante dietro di sè, mi raggiunge al tavolo da trucco e rimane immobile accanto a me, sorridendo mentre si accende un sigaro che sembra esalare putrescenza in stato gassoso. Non dice nulla, ma continua a sorridere compiaciuto, forse per ricambiare la mia smorfia che ora mi rendo conto di aver molto mal celato. Sorprendentemente (e molto fastidiosamente) mi accorgo che nonostante tutto nn mi viene in mente proprio nulla da dirgli o chiedergli. Quindi rimaniamo entrambi in silenzio a fissarci. Mentre cerco di ignorare l'imbarazzo tentando di pensare a qlcos'altro (per esempio dove cazzo è finita Claudia) noto con la coda dell'occhio che l'ometto fa scivolare appena la mano sulla parete accanto allo specchio e le lucette colorate intorno si accendono tutte insieme (per lo meno quelle ancora funzionanti). Mi sforzo di trovare la minima traccia di un interruttore elettrico ma in quell'angolo della stanza proprio nn ce ne sono. Credo di aver avuto la mia buona dose di misteri, oggi: mi volto e affronto il bastardo.

Il suo viso ha un'espressione arcigna e impenetrabile, come se si sforzasse di mantenere un'aura di mistero riuscendo però a stento a mascherare una curiosità nei miei confronti forse pari alla mia nei suoi. E' vestito con un doppiopetto vittoriano che in un'altra epoca e soprattutto addosso ad un'altra persona sarebbe anche potuto essere elegante, ma ora risultava solo ridicolo e decisamente fuoriluogo. Ma se aveste avuto davanti quel personaggio, avreste convenuto anche voi che poteva essere esattamente l'impressione che voleva dare di sè.

Il mio essermi voltato di scatto probabilmente lo ha stupito. Sgrana gli occhietti suini e dà una sonora tirata di sigaro. La sua voce è il suono di un tumore: "Mio caro amico" - sorride in modo strano, solenne - "La Natura mi ha dotato di un naso estremamente sensibile. Sento che odori di domande, di dubbi, e di paura. Credo sia arrivato il momento di raccontare la triste e sublime storia di questo teatro e del suo direttore".

La testa mi pulsa ancora, tanto che il misterioso ometto sembra parlarmi direttamente da un sogno...

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