Storia ,parte 5
Se avessi mai immaginato che il pomeriggio avrebbe preso questa direzione mi sarei cautelato. Che ne so, avrei fatto un salto dal chirurgo estetico, mi sarei aftto alzare un po’gli zigomi, allungare il naso e siliconato le labbra. Nulla di definitivo, giusto qualcosa che mascherasse per bene il mio viso pronto adesso ad essere focalizzato nelle menti delle ballerine come quello del pervertito, e in quello del pubblico come di uno sbronzo arrapato. Che facesse caldo non era certo una scusa valida e sufficiente per aver mandato il mio cervello in naftalina.
Seduto su un cubo in fondo al palcoscenico comincio a ripensare come sia arrivato lassù, su quel parquet che tutti si apprestavano a fissare per vedervi uno spettacolo di bei culetti e body attillati. Effettivamnte come e quando sia iniziato lo spettacolo proprio non lo ricordo. Un attimo prima, entrando stavo fissando i camerini delle danzatrici, un attimo dopo sto lassù, unico uomo al centro di una coreografia. Ai miei lati come stelle filanti si muovono i corpi di ue giovani ragazze dai tratti indefiniti. Davanti a me, di spalle, il culetto danzante di una ragazza che si, potrebbe esesre Claudia, ma che da dietro non sono sicuro di riconoscere. La vedo contorcersi sulla melodia, probabilmente sta anche mimando la canzone, anche se il fatto che ci sia il playbak è abbastanza manifesto. Nessuna ragazza italiana canterebbe con tanta immedesimazione una canzone di Beyoncè.
Nascondo la testa fra i capelli, e tendo il capo verso le ginocchia. Che mi abbian visto tutti è sicuro, Loro sono lì per questo, ma è meglio lasciargli il minor tempo possibile per memorizzare il mio bel faccino. Che fare?Aspettare che il sipario chiuda l’esibizione, o con la coda fra le cambe fuggire verso non so dove?
Mi volto e vedo che ad un lato del palcoscenico, appena inizia ciò che per il pubblico è invisbile, ma è in realtà il passaggio obbligato per chi devev andare in scena, un numero indefinito di persone cerca la mia attenzione. A bassa voce, o forse senza voce, come se vedessero in me un lettore di labbra professionista, cercadno di farmi capire che me ne devo andare.
Ma perchè mai! Mi cheido. Ormai sono lì, e voglio la mia attenzione.
Sarà stato il destino, il ritorno della sbronza presa la sera prima, saranno gli ormoni a mille che ormai controllano il mio cervello più di quanto facciano già con i conigli, ma se sono lì sul palcoscenico c’è una ragione precisa.L’ho sempre sognato, e adesso è la mia occasione.

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