Storia, parte 04
...Claudia sembra leggermi nel pensiero, e continuando a tenermi per mano mi fa strada per nulla imbarazzata: entriamo nel primo camerino. Tutto è marrone, ovattato, kitch. Le narici sono fucilate da un'aria stantia di muffa, tabacco e rimmel. La prima cosa che attira lo sguardo è un armadio metallico troppo solenne per un semplice ripostiglio, chiuso con un lucchetto esagerato. Un ronzio flebile ma regolare stuzzica la mia curiosità: esattamente di fronte a me uno specchio alto due metri appena poggiato contro una parete. Per un attimo rabbrividisco per quanto mi schifi il mio riflesso, deforme e goffo. Poi mi accorgo che la sensazione di disagio e fastidio di questo piccolo angolo di mondo deriva proprio da una strana iridescenza verde che lo specchio sembra emanare. Che strano, chissà se Claudia se n'è accorta... Mi volto appena in tempo per vederla prendere una grossa chiave dorata da un cassetto e infilarsela tra i seni. Senza dirmi nulla, mi sorride, si avvicina, mi supera ed entra nello specchio, ridotto ormai ad un'esile patina verdognola. Devo essere impazzito, esito un attimo. Chiudo gli occhi e la seguo:
La sala vittoriana era buia, fumosa ed inquietante, soprattutto perchè il rosso denso e liquido di pareti e soffitto si confondeva facendola sembrare sterminata. Dava l'impressione di essere dentro una sfera, un pallone Supertele. Una rapida panoramica di aggiustamento per prendere confidenza con i volti disposti in modo apparentemente casuale su eleganti e lascivi divanetti di velluto porpora, e mi assale la sensazione di nn riuscire a scrutare quelle figure informi, quasi gassose, effimere come l'aroma dei vari narghilè. Corpi senza un viso, senza un'identità, dall'aspetto famelico e crudele. Un miliardo di occhietti gialli che sembravano fluttuare nel niente. Eppure sentivo i loro borbottii sommessi, i loro commenti divertiti, le loro risate spocchiose. Mi stavano osservando. La prima reazione è di fare dietrofront, mi volto e Claudia è scomparsa, testimoniando definitivamente quanto poco ci appartenessimo. Eppure con 6 cm di tacco avrei dovuto sentire le vibrazioni sul tappeto persiano bruciacchiato che stavo calpestando. Mi guardo intorno chiedendomi dove sia finita: persino il varco verde da dove siamo entrati ora sembra lontanissimo ed irraggiungibile. Ormai sono dentro, tanto vale calarsi le braghe e fottere come si deve. Tutti gli occhi che nn guardano me sono rivolti nella stessa direzione, verso una parete porpora che all'orizzonte sembra incurvarsi all'infinito. Tasto con una mano la tasca anteriore dei miei pantaloni da turista tedesco, e grazie a dio trovo il pacchetto di sigarette. Me ne infilo subito una in bocca. L'ultima. La accendo attraversando la sala. All'improvviso una voce indefinita gracchia nel microfono facendomi sobbalzare: altre cicche sul tappeto. "Signore e signori, Vera". Un palcoscenico spunta dove prima avrei giurato ci fosse solo una parete, si accendono due riflettori spettrali e finalmente osservo Vera entrare sul palco.
Solo che ha il viso di Claudia, vestita come una puttana da quattro soldi. Canta, con una voce che sa di chiodi arruginiti. E' uno spettacolo crudo e volgare, le sue movenze sono più che esplicite, le canzoni che canta fendono l'aria con vocaboli incomprensibili che sembrano eccitare pericolosamente il pubblico. Che d'improvviso mi sembra molto più numeroso e vicino. Nn riesco a smettere di guardarla, sembra persino infinitamente più eccitante con quell'aroma di putrescenza attorcigliato addosso. E soprattutto senza 6 cm di tacco.
Senza nemmeno accorgermene sono sotto il palco, e le sto sbirciando le gambe. Che forse avrebbero potuto essere mie in qlsiasi momento, ma che solo ora trovo veramente desiderabili. Forse è la competizione. Poi, inspiegabilmente un'odore di morte e di ombra mi costringe a guardare dietro di me, verso le ormai innumerevoli file di senzafaccia. Impotente, assisto all'inizio del massacro...

3 Comments:
Hoffy sarai contento, spero... sono le 3:46 di notte, e ho aggiunto quello che sentivo di botto, senza pensarci troppo. Spero nn ti abbia deluso.
Tadd, facciamo finta che il racconto sia ambientato prima dell'entrata in vigore di qlnque legge ora vieti di fumare in teatro, ok?
Emanuele nn so che dire, a 'sto punto complimenti per essere riuscito a mascherarlo cosi' bene...
Oppure la mia passione per l'occulto e i fumetti pulp ormai è UFFICIALMENTE una deformazione professionale...
Veramente negli anni cinquanta si poteva fumare nei teatri
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