Storia, parte 13
...La frenata in prossimità del pronto soccorso mi sbalza violentemente in avanti, facendomi urtare con il naso la testa (peraltro DURA) dell'autista, che dev'essere di Oxford provincia, visto che per tutta risposta commenta come la botta in questione sia stata dolorosa fin nelle parti basse.
Il dolore acuto al setto nasale si aggiunge a quello lancinante che parte dai miei reni assetati, e barcollando scendo dall'auto ma caracollo rovinosamente a terra, mentre Sandro continua la serie di spaventose frivolezze: "Oh ma che stai male? Ti serve la mia tessera sanitaria? Ti darei un rene, ma l'ho prestato ieri ad un tizio..."
Mentre tre infermieri dopo aver finito la loro sigaretta ed aver quindi a malincuore interrotto la loro pausapranzo mi caricano su una barella cerco di dirmi che va tutto bene. Anche quando vedo con la coda dell'occhio il busto di un'apparentemente pluricentenaria dottoressa con uno strano difetto di pronuncia sporgersi sopra di me faccio di tutto per tranquillizzarmi, ripentendomi come un mantra di essere in buone mani. Ma nn appena il mio sguardo cade sul cartellino che la vecchiarda ha sul bavero del camice, che recita "Dott.ssa Maddalena", il mio sistema nervoso decide che è troppo, e svengo.
Mi risveglio ancora dolorante in un letto di corsia, con l'appagante sensazione di nn avere più sete. Sposto lo sguardo e noto una flebo enorme fuoriuscirmi dall'avambraccio: andiamo bene. Mi volto ancora e la dott.ssa Maddalena è vicino al mio letto, sta leggendo la mia cartella clinica al contrario: andiamo peggio. Continua a bofonchiare con nn so quale energia cose del tipo "E je mancava l'aggua, poraccio, e che t'ho detto cotica.." E ancora: "Sta' bbono lì fermo che te fajjio portà 'na brijiolaa de pane... Mo' arriva pure il dottor Truman Burbante, è rimasto incastrato nelle porte de vetro.."
Ringraziando dio, posa la mia cartella clinica da qlche parte, fa due passi, inciampa, ne fa altri due, inciampa ancora, ed esce dalla stanza. Claudia! Tutto questo lo sto passando per te! Se solo potessi vederti, spiegarti, chissà se qlcuno ti ha avvertito...
Mentre mi abbandono a questi pensieri, e sento in sottofondo l'altoparlante dell'ospedale informare che un pazzo in reparto chirurgia si sta offrendo per gentilezza di sottoporsi ai più complicati interventi al posto dei veri malati (e temo di sapere chi sia), noto che il mio compagno di camera, che vedo solo di spalle, si gira verso di me chiamandomi per nome...

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