Pisciando Contro Vento

amici, passioni, ragazze, poco amore, noi.

Wednesday, September 07, 2005

Quanto stiamo andando su questa terra # 3

Sul viso di Stan si dipingono in rapida successione espressioni di attesa, bramosia, curiosità, come se già stesse pregustando la scoperta del contenuto del cesto. La sua mano protesa verso la copertina viene però fermata bruscamente da un gesto perentorio e deciso della bambina, che sembra quasi assumere il ruolo dell’adulto.
- Non puoi scoprirlo qui – asserisce fermamente la piccola creatura dai capelli di marmellata – E poi come faccio a sapere che sei tu Stan? -. – Ti mostro un documento – si affretta a rispondere Stan – d’altronde chi altri se ne starebbe qui a quest’ora a parte me. E’ una missione importante piccina, dobbiamo sbrigarci. Alcune persone sono in pericolo in questo momento e oltretutto io non vedo l’ora di andarmene da questo posto: odio il clima secco che si respira da queste parti.
La bambina sorride sotto i baffi come se volesse beffarsi degli importanti impegni di Stan. – Va bene, non serve nessun documento; sei esattamente come ti aveva descritto Chuck. Prendi il cestino, dentro troverai anche tutte le indicazioni del capo -. Stan fa per chinarsi verso la piccola, ma non ne ha il tempo: il telefono della cabina squilla di nuovo; questa è la volta giusta, pensa. – Grazie piccina – sussurra – porta i miei saluti a Chuck – e dopo una brevissima riflessione aggiunge – prenditi cura di questo gatto, qui potrebbe fare una brutta fine. Ci vediamo a Parigi, se tutto va bene! -. Poi corre goffamente verso la cabina e prende in mano il ricevitore. – Eccomi, puntuale come sempre – esordisce – dimmi tutto. Nel frattempo tira fuori dalla tasca del giacchetto un piccolo bloc notes e inizia ad appuntarvi sopra delle serie di numeri e degli indirizzi. Infine riattacca il ricevitore senza nemmeno congedarsi col suo interlocutore, e va a raccogliere rapidamente quanto confusamente tutto ciò che è sparpagliato sul piazzale, cercando di far entrare tutto, compreso il cesto, nella grande borsa verde, seppur alla rinfusa.
La bambina nel frattempo è sparita dal raggio visivo di Stan. Uno sguardo denso di preoccupazione e rammarico verso il susino, la piazza e le case tutto intorno; un groppo alla gola che pesa più della borsa che ha in spalla. Non c’è tempo per i sentimentalismi, e lui sa bene cosa deve fare e quanto poco tempo ha a disposizione. Si mette in testa un cappello anni venti che ha tirato fuori malconcio dalla borsa, e si dirige a passo incalzante verso la scalinata che dalla piazza porta sulla via principale del paese.

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